Tempo per la lettura: 2 minuti
Gli assistenti sociali rubano i bambini… seconda puntata
Bambini nel bosco o bambini senza assistenza sanitaria e socializzazione? Anche qui, evitiamo i Guelfi e i Ghibellini.
Via i figli alla famiglia nel bosco, ‘leso diritto a relazioni’

La casa nel bosco a Palmoli dove vivono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham a cui oggi il Tribunale per i minorenni di L’Aquila ha disposto la sospensione della potest‡ genitoriale dei tre figli minori, fra i 6 e gli 8 anni, che vivono con loro in un rudere fatiscente e privo di utenze e in una roulotte in provincia di Chieti. Disposto anche l’allontanamento dei bambini dalla dimora familiare e il loro collocamento in una casa famiglia e nominato un tutore provvisorio dei minori, l’avvocata Maria Luisa Palladino.
ANSA/ANTONELLA SALVATORE

Questa vicenda, tristissima per certi versi e un po’ romanticamente definita “bambini nel bosco”, è il naturale complemento del mio recente post sul caso angosciante del bambino ucciso da una madre non sufficientemente separata dal figlio. (Post: “Gli assistenti sociali rubano i bambini…”)

Anche qui serve molta cautela: non sappiamo tutto ciò che sanno e hanno fatto i servizi sociali, né quali elementi fondino le decisioni della magistratura minorile.

Cosa sembra emergere dalla stampa (e solo dalla stampa)

Due temi critici si sono attivati dopo l’avvelenamento dei bambini da funghi:

incolumità fisica e psichica
condizioni dell’abitazione

L’abitazione viene descritta come:

– rudere fatiscente, privo di agibilità
– assenza di acqua ed elettricità
– servizi igienici assenti o gravemente inadeguati
– rischi strutturali, sismici, incendi, impianti non a norma

Istruzione parentale e lacune nei controlli

La famiglia rivendica un progetto educativo “a contatto con la natura”.
Ma secondo la stampa:

– non sarebbe stata prodotta la dichiarazione annuale obbligatoria al dirigente scolastico
– ispezioni segnalano scarsa frequenza scolastica
– socializzazione ridottissima, fino al sospetto di un danno psichico/relazionale

Il punto non è solo “non vanno a scuola”, ma la combinazione tra isolamento + mancanza di un percorso verificabile.

Salute e rifiuto dei controlli

Il Tribunale sottolinea anche:

– rifiuto di verifiche e trattamenti sanitari obbligatori
– difficoltà dei servizi a mantenere un contatto stabile

Il tutto rientra nella valutazione sull’“incolumità fisica e psichica”.

Esposizione mediatica dei minori

Aspetto meno noto ma citato da più articoli:

– condivisione pubblica di foto e dettagli che permettono di identificare i minori
– presunto uso dei figli “per conseguire un risultato processuale”

Questo significa che tutto va bene?

Assolutamente no.

Ma non si fanno processi sui giornali, né tantomeno sui social.
E ricordiamo: se un bambino a piedi nudi nel bosco fosse morto folgorato o avesse contratto il tetano (malattia mortale senza vaccino), la domanda sarebbe stata l’opposta — “dove erano i servizi?”

Possiamo convenire che la tutela dei minori resta un lavoro difficilissimo?

Due diritti sacrosanti a confronto

Da un lato:
legami familiari, libertà educativa, affettività primaria.

Dall’altro:
salute fisica e psichica del minore, che non è proprietà di nessuno.
I figli sono in custodia alla comunità, che vigila sul loro benessere.

Le decisioni dei servizi e della magistratura sono temporanee, in vista di un possibile ricongiungimento.

Certo: anche qui ci possono essere errori, perché, quando parliamo di tasso di pregiudizio di un minorenne, non abbiamo “cut-off” chiari come per il colesterolo (come ho già scritto nell’altro post).

Ciò che non serve proprio?

La canea politica.
Le strumentalizzazioni.
La delegittimazione di servizi sociali, clinici e giuridici.

Senza queste istituzioni — imperfette, umane, fallaci — per i bambini non rimane il bosco. Rimane la giungla.

Potrebbe interessarti

25 Febbraio 2026

Presunzione di colpevolezza

La recente vicenda del poliziotto che prima adduce una legittima difesa, poi confessa che l’omicidio è opera sua e che ha anche tramato per...