C’è una ricerca che ho scoperto recentemente ed è, per molti versi, commovente.
Umberto Castiello e collaboratori nel 2011 hanno studiato i movimenti di coppie di feti gemelli. I bambini nel ventre della madre, è noto, si muovono molto. In modo interessante mostrano già una coordinazione anticipatrice quando la bocca si apre prima di ricevere il pollice.
Tutte le madri sanno quanta “confusione” sentono nella loro pancia: movimenti più o meno rapidi o imprevisti dei piccoli arti in varie direzioni.
Tuttavia, prima di conoscere questo studio, nemmeno io ero a conoscenza del fatto che, quando due gemelli abitano lo stesso spazio prima di nascere, i movimenti verso l’altro sono più lenti e più decelerati.
In termini più semplici, i movimenti diretti all’altro feto risultano più accuratamente controllati rispetto a quelli diretti altrove.
Durante la 16ª settimana ci sono già schemi motori il cui controllo è più sofisticato, e sono quelli diretti verso l’altro. Questo ci lascia solidi elementi per ritenere che l’incontro con l’altro si prefiguri molto prima di uscire dall’ambiente di microgravità da cui tutti proveniamo.
L’altro elemento che emerge dallo studio è che, con il crescere del feto e con il ridursi dello spazio di movimento, i movimenti che percentualmente calano meno sono quelli rivolti all’altro.
Questo fatto, che il singolo feto rallenti il movimento quando tocca l’altro, in confronto a quando tocca sé stesso o l’ambiente circostante, ci parla già di una forma di “rispetto” in embrione, appunto.
Proprio un “respectum”, come scrivono Vittorio Gallese ed Ugo Morelli, inteso come ricerca della giusta distanza.
Le prove che la mente è sempre più, e soprattutto, una mente relazionale, e che la relazione precede tutto il resto, sono ogni giorno più evidenti. Eppure c’è ancora chi pensa che la mente coincida con il cervello, che mente e cervello siano la stessa identica cosa. Comune è anche l’idea che i processi mentali siano qualcosa che accade nel chiuso della scatola cranica, quasi indipendentemente da quanto accade là fuori.
Questa ricerca mette in evidenza quanto, prima ancora di nascere, siamo apparecchiati e pensati per sintonizzarci con l’altro.
Per generare quella “danza relazionale”, fatta di movimenti e contro movimenti, che costruisce in modo profondo e pieno il nostro mondo psichico.
E, pertanto, solo una saggia e curata amministrazione di queste relazioni può costituire il primo tassello della nostra igiene mentale.