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Qualcosa di più su di me

In tanti anni di attività clinica e professionale nel Servizio Sanitario Nazionale — nel mio caso, in quello toscano — mi sono confrontato con problemi di natura molto diversa. Domande che hanno accompagnato ogni fase del mio lavoro: cosa possiamo fare per la salute psicologica delle persone che soffrono? Come sostenere i team clinici e multiprofessionali che della cura si fanno carico, dentro quella complessa macchina fatta di pensieri, affetti, regole e discrezionalità che chiamiamo istituzione? E, più in generale, come possono i saperi e le pratiche psicologiche contribuire a risolvere problemi di vita e di relazione, anche nei contesti di lavoro, con le loro urgenze, consuetudini e copioni?

Queste domande hanno guidato non solo il mio fare professionale, ma anche — e sempre di più — la riflessione sul come fare, mia e dei colleghi con cui ho condiviso il cammino. È in questo modo che si costruisce un’expertise: un intreccio di esperienze di vita e di formazione personale, di vita professionale continuamente contaminata dal contatto con altri professionisti.
Rimane allora aperta una questione per me significativa: cosa farne, come trasmetterla, come farla vivere fuori dai confini istituzionali?

Libri

Avviandomi quest’anno a salutare l’istituzione sanitaria che tanto mi ha dato — un luogo in cui ho potuto apprendere e scambiare saperi, conoscenze e prospettive — sento il desiderio di aprire una nuova fase della mia vita e della mia professione.
Una fase in cui poter mettere a disposizione, anche in spazi non istituzionali, ciò che ho maturato come persona, come studioso e come clinico.

L’esperienza rimanda all’aver svolto a lungo una specifica attività.
L’expertise, invece, nasce quando quell’esperienza viene pensata, organizzata e trasformata in conoscenza trasferibile.

Credo che nella vita esistano due tempi: uno in cui si impara e si costruisce con energia e passione, e un altro — non meno importante — in cui si può restituire, condividere e accompagnare. Oggi sento di appartenere a questo secondo tempo, nel quale il compito è offrire ai più giovani e a chi cerca ascolto un sapere che nasce dall’incontro fra esperienza, riflessione e dialogo con altri saperi.

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In questo spazio digitale vorrei coltivare curiosità e confronto anche su temi che confinano con la psicologia: la storia, la filosofia, la letteratura, il cinema e persino — nel senso più autentico del termine — la politica, intesa come arte di abitare la polis con consapevolezza.

Desidero continuare così quel “baratto” di saperi e interessi che per anni ho praticato nei miei luoghi di lavoro. Perché il mondo si conosce e si rinnova solo attraverso la differenza e il confronto.
E conoscere, confrontarsi, riflettere insieme è, in fondo, un modo per continuare a generare vita — anche ben oltre l’età biologica.