Qualcosa di più su di me
In tanti anni di attività clinica e professionale nel Servizio Sanitario Nazionale — nel mio caso, in quello toscano — mi sono confrontato con problemi di natura molto diversa. Domande che hanno accompagnato ogni fase del mio lavoro: cosa possiamo fare per la salute psicologica delle persone che soffrono? Come sostenere i team clinici e multiprofessionali che della cura si fanno carico, dentro quella complessa macchina fatta di pensieri, affetti, regole e discrezionalità che chiamiamo istituzione? E, più in generale, come possono i saperi e le pratiche psicologiche contribuire a risolvere problemi di vita e di relazione, anche nei contesti di lavoro, con le loro urgenze, consuetudini e copioni?
Queste domande hanno guidato non solo il mio fare professionale, ma anche — e sempre di più — la riflessione sul come fare, mia e dei colleghi con cui ho condiviso il cammino. È in questo modo che si costruisce un’expertise: un intreccio di esperienze di vita e di formazione personale, di vita professionale continuamente contaminata dal contatto con altri professionisti.
Rimane allora aperta una questione per me significativa: cosa farne, come trasmetterla, come farla vivere fuori dai confini istituzionali?