Su quella che sembra una favola dal nome “La casa nel bosco” si può leggere qualunque cosa. Esattamente come si poteva leggere qualunque cosa sul Covid, avendo scoperto di avere improvvisamente una popolazione con qualche milione di virologi ed infettivologi.
Per la psicologia clinica dell’età evolutiva e forense rilevo un fenomeno molto simile.
Recentemente, da una relazione tecnica di circa 200 pagine, è girato in Rete uno stralcio di mezza paginetta tutto incentrato (ma guarda caso) solo sui “test carta e matita”, come si chiamano in gergo professionale. Nello specifico il “test dell’albero”.
Naturalmente la lettura di quelle frasi, totalmente avulsa dal complesso elaborato, che mi piace immaginare ricco di setting di valutazione psicologica e psicodiagnostica strumentale (200 pagine!), al cittadino medio può far pensare le cose più varie ed assurde.
Ma non credo sia certo un caso che chi ha avuto interesse a far trapelare un pezzettino minimo di perizia abbia scelto proprio quella parte lì. Ottimo sistema se si vuole screditare una categoria di professionisti, una disciplina intera e, alla fine, il sistema giudiziario che vi si affida. Anche solo perché non ci piacciono le scelte di un tribunale dei minori.
Infatti i test “carta e matita” hanno una scarsissima validità scientifica, nel senso più alto di questo concetto. Di certo sotto la soglia di accettabilità. A differenza di ben altri test di cui dirò più sotto. Si utilizzano, tuttavia, perché sono un buon strumento clinico con dei bambini piccoli, per facilitare l’accesso alla valutazione, per costruirci un’alleanza diagnostica, per osservare alcune dimensioni simboliche o modalità relazionali.
Ma isolare uno stralcio di relazione di 200 pagine con poche righe di un “test carta e matita”, per poi attaccare frontalmente tutto il sistema di valutazione psicologica e giuridica su questa vicenda, non può che essere un gesto voluto e doloso.
Naturalmente io non ho letto la perizia. Ma devo immaginare che in quelle 200 pagine ci sia veramente molto di più come metodo e come rigore scientifico. Quali sempre una vicenda forense deve avere e questa ancor di più, vista l’importanza di certe scelte.
Per chi non fosse psicologo clinico o psicologo dell’età evolutiva, e neppure psicologo forense, provo a spiegare qualcosa in modo divulgativo.
Il primo e principale punto è che la valutazione psicologica finale può e deve essere coadiuvata da dei test, ma questi, da soli, non sono mai determinanti.
Nella psicologia forense contemporanea si è consolidato un principio metodologico importante: evitare assolutamente che una conclusione giuridicamente rilevante dipenda da un singolo test, soprattutto se proiettivo (ed ancor meno “carta e matita”). La buona pratica forense richiede invece convergenza di fonti: colloquio clinico; anamnesi; documentazione (non solo clinica); osservazione (da più vertici); eventuali test psicometrici, ma molto validati empiricamente e secondo i criteri della evidence based practice.
Sarà l’integrazione molto pensata e valutata criticamente nei suoi nessi, di tutti questi diversi elementi e vertici osservativi, che potrà fornire una valutazione finale, sempre provvisoria e mai definitiva soprattutto per dei minorenni, che potrà produrre una relazione psicologica finale ben supportata.
Una cosa è certa: nessun test, nemmeno il migliore, può da solo decidere il caso clinico o forense.
Tuttavia, se vogliamo parlare della ricca letteratura testistica che in casi del genere può e spero sia stata utilizzata, abbiamo molto, ma molto di più del “test dell’albero” di cui è stato divulgato lo stralcio e non sappiamo nemmeno quanto in modo corretto.
Farò qui solo un elenco di strumenti molto noti agli esperti ma ignoti ai profani, che chiunque può cercare in Rete per leggere quanta letteratura si trovi a favore della loro validità sia teorica e di costrutto, sia statistica. Ossia capaci di dividere, con un margine di errore bassissimo, la variabilità di comportamenti e stati mentali di una popolazione tipica, da una borderline oppure francamente sofferente. E di farlo non solo in un solo paese, ma in moltissimi e diversi paesi, mostrando anche una forte stabilità cross-culturale.
Eccone alcuni tra i più famosi ed usati:
(BASC) Behavior Assessment System for Children
Sistema multidimensionale di valutazione comportamentale ed emotiva per bambini e adolescenti.
(CBCL) Child Behavior Checklist
È uno degli strumenti più validati internazionalmente in età evolutiva (lo utilizziamo anche nel nostro servizio).
Conners Rating Scales
(Sono varie scale e vengono compilate da diversi osservatori.)
(WISC) Wechsler Intelligence Scale for Children
(La utilizziamo anche nel nostro servizio.)
NEPSY — A Developmental NEuroPSYchological Assessment
(La utilizziamo anche nel nostro servizio.)
(MMPI-3) Minnesota Multiphasic Personality Inventory-3
(per gli adulti)
(MMPI-A) Minnesota Multiphasic Personality Inventory-Adolescent
(PAI) Personality Assessment Inventory
(per gli adulti)
A questi si devono aggiungere strumenti molto preziosi, che non sono dei veri e propri test ma delle procedure standardizzate come Lausanne Trilogue Play (si utilizza molto nelle perizie), che vengono anche videoregistrati e permettono un’osservazione molto dettagliata delle relazioni funzionali o disfunzionali di una famiglia.
Riassumendo, un test è utilizzabile e prezioso quando misura veramente quello che dice di misurare e questa cosa si chiama “validità di costrutto”. Ma per rilevarla si fanno complesse analisi fattoriali, correlazioni con altri strumenti, studi longitudinali, confronti con gruppi clinici e non clinici.
L’altro concetto è quello dell’affidabilità. Le principali forme di affidabilità sono: stabilità temporale (test-retest) (se ripeto il test a breve distanza, ottengo risultati simili?); la coerenza interna (gli item che compongono una scala misurano davvero la stessa dimensione?); accordo tra valutatori (inter-rater reliability) (due clinici differenti interpretano i risultati in modo simile?)
Questo punto è cruciale in ambito forense: se il risultato dipende troppo dall’interprete, la forza scientifica del test diminuisce. Ma nella batteria di test che ho sopra indicato questo non accade, o accade in modo trascurabile.
Naturalmente ci sono molti altri criteri di validità, ed anche molto importanti, ma che qui sarebbe lungo esporre e poco utile in uno spazio come questo.
In severissima sintesi, la psicologia clinica e la psicometria contemporanea tendono a considerare più forte un test quanto più:
è replicabile;
falsificabile;
produce risultati relativamente indipendenti dal singolo clinico;
possiede evidenze statistiche cumulative.
Molti strumenti oggi hanno queste caratteristiche e possono essere usati in qualunque perizia. Altro che “carta e matita”…
Ma rimane forte un concetto che mi fu saldamente innestato nella mente già quando ero studente nei primi anni: non esiste test senza tester. Così le capacità del clinico di gestire tutto il corpo di informazioni che si metterà in grado di osservare (test compresi) rimangono centrali.
Di contro, scrivere post dove si leggono le poche righe del test “carta e matita” per poi sparare a zero contro gli psicologi, i giudici e le scelte fatte nel caso di specie, non ha nulla di serio, ed ancor meno di scientifico. Parla solo degli uomini, delle loro passioni e di come cercano di accomodare o adulterare la realtà per i fini più vari.
Del resto, come dicevano gli inglesi: “tutti possono parlare di equitazione, giornalismo e psicologia, ma solo i cavalli possono ribellarsi”.